In previsione della partenza per Milano di giovedì prossimo,sono andato a vedere le previsioni
meteo per la settimana.Praticamente pioverà sempre! Non che me ne freghi molto,non ho particolari
idiosincrasie nei confronti del tempo,tranne il vento che proprio non sopporto,le altre manifestazioni
climatiche mi piacciono.Pioggia,sole,grandine,neve,chiaramente nelle giuste dosi,mi sembrano (appunto)naturali.Non sopporto quelli(e qui sono tanti)che alle prime 2 gocce d'acqua,
si imbacuccano tutti e aprono gli ombrelli,come in attesa del diluvio universale.
Ecco,l'ombrello non lo sopporto neanche,ma avendone anche uno piccolo,vivo l'atroce dilemma esistenziale:metterlo in borsa (inutilmente,tanto non lo userò) o no !
Ieri casualmente sono venuto a conoscenza di questa interessante mostra.
Potrei addirittura andare all'inaugurazione,visto la vicinanza dal mio alloggio.
Ho visitato il sito della galleria,molto ma molto interessante...
Domenica scorsa sono andato a villa Filippina,ho posteggiato la moto nella piazza e
prima di entrare, mi sono accorto di una strana presenza
Ricordavo di essere stato a villa Filippina molte volte,ma solo la sera,quando d'estate viene adibita a cinema
all'aperto. Era la prima volta che la vedevo di giorno e mi è sembrata più grande e più bella.
C'era una specie di "family day" dedicato ai bambini
Ci sono andato per ritirare questo invito ( ovviamente non potrò essere presente all'inaugurazione)
e per consegnare il mio acquerello,che farà parte dell'allestimento
Secondo appuntamento con la premiata ditta “Black & Badit”.
Ci siamo ripromessi di dare una cadenza settimanale o quindicinale alla nostra collaborazione,così da avere una certa regolarità nella pubblicazione.
Oggi tocca a Johnny Cash,ed alla sua canzone Folsom Prison
Blues.
Buona lettura-ascolto-visione
FOLSOM PRISON BLUES – JOHNNY CASH
“When I was just a baby, my mama told me, son Always be a good boy, don't ever play with guns / But I shot a man in Reno, just to watch him die” (Quando ero
solo un bimbo mia mamma mi disse: figlio sii sempre un bravo ragazzo, non giocare
mai con le pistole / Ma uccisi un uomo a Reno solo per vederlo morire). Quello
citato è il verso più famoso di Folsom Prison Blues, canzone che uno sconosciuto
Johnny Cash scrisse agli inizi del 1950 e che registrò e portò al successo solo
successivamente, nel 1956, quando iniziò a incidere per la mitica Sun Record di
Sam Philips. Una canzone che, a dispetto del ritmo caracollante, suona amara e
malinconica perché racconta una storia di prigionia, di dolore e rassegnazione.
Protagonista del brano è un uomo imprigionato nel penitenziario di Folsom.
Se ne
sta chiuso in cella da tempo immemore (Sono rimasto rinchiuso nella prigione di
Folsom dove il tempo scorreva interminabile) ad ascoltare il rumore del treno
che
passa vicino alla prigione (Sento quel treno che arriva, arriva da dietro la curva). Un rumore che è fonte di nostalgia, di riflessioni sui propri errori e suuna speranza di libertà che non arriverà mai (Quando sento quel treno che
avanza piego la testa e piango).
Cash tinteggia in nero una storia di ordinaria
violenza, non vuole commuoverci,
vuole solo raccontare i fatti, la solitudine della
prigionia, l’angoscia che si prova
per un futuro già scritto che non potrà essereemendato.
E’ quel verso fulminante (e disturbante), citato all’inizio, che ci
impedisce
ogni partecipazione alle sorti del prigioniero, che non ha alcuna
giustificazione per il reato
che ha commesso, perché ha sparato un uomo “solo per
vederlo morire “.
Nessuna vera motivazione, dunque, non una donna, del denaro, o
una lite.
Nulla che dia un senso alla morte. Solo la violenza per il gusto della violenza.
Non c’è solo un filo di luce che illumini la scena : il sole è soltantointuito
(Non ho più veduto la luce del sole da talmente tanto tempo che nemmeno
io mi ricordo da quando), e nel buio rimbombano lo sferragliante passaggio del
treno e lividi pensieri di morte. Per tutto il testo, Cash non cerca mai la
strada
della comprensione e del perdono, perché non vuole mitigare la tragicità del racconto. Che anzi, prova a esasperare accennando una caustica querelle sociale,
in cui si pone l’accento sulla diseguaglianza fra ceti (la vita dei ricchi è un
treno in movimento, quella dei poveracci è una cella buia), sulla lotta di
classe e il rancore che ne deriva (Scommetto che ci sono persone ricche nelle sue
fantastiche carrozze risplendenti e probabilmente bevono caffè e fumano grossi sigari).
E’ un Cash giovanissimo quello che scrive Folsom Prison Blues. Non gli
sono
ancora piombati addosso le pressioni dello star system, la costante e deleteria
conflittualità col padre, le angosce di una vita sentimentale insoddisfacente (che risolverà solo con il divorzio da Vivian e il matrimonio con June), i
problemi di dipendenza dalle anfetamine (da cui non si libererà mai completamente) e
i
conseguenti problemi giudiziari (arrestato per possesso di stupefacenti nel 1965, sfiorerà quella prigionia così amaramente descritta nella canzone).
Ma quando nel 1968 si reca alla Folsom Prison per tenere un concerto da lui
fortemente voluto, nonostante la resistenza della sua casa discografica, quelle tragedie
le
ha vissute già tutte. Canta per i detenuti, ed è come se cantasse per sè stesso.
Conosce il dolore e conosce la tribolazione, conosce esattamente il pane duro
della condanna e della reclusione (per lui la dipendenza dalla droga, per il suo
pubblico il carcere). Non è un caso quindi che il concerto (da cui sarà tratto
un
leggendario disco dal vivo) preveda una scaletta anomala rispetto al repertorio
di Cash, che omette volutamente canzoni famosissime ma lontane dalla realtà
carceraria (I Walk The Line, Ring Of Fire), per proporre un repertorio
“condiviso”,
tra cui spiccano Send A Picture Of Mother (l’angoscia della prigionia),
25 Minutes To Go (il patibolo che attende) e la ballata disperata di I Still Miss
Someone. Ed è altrettanto ovvio che The Man In Black apra il concerto eseguendo
Folsom Prison Blues, così da restituire la canzone, qui in una versione memorabile,
Come dicevo questi 2 giorni di pausa da internet mi hanno permesso di mettere un po di ordine
tra i lavori fatti.Ho stampato gran parte delle 101 “covers” di Barnie ( su carta Epson di ottima qualità e con
colori originali),ed incorniciato o portato ad incorniciare, gli acquerelli ,gli
acrilici e le tempere rimanenti.
Ho materiale sufficiente per allestire 2 mostre(una su Barnie
con gli originali e le stampe, ed un’altra con vecchi e nuovi lavori,appunto acquerelli,acrilici
e tempere).Per lunedì conto di avere tutto pronto,ho soltanto il dubbio se far
passare l’estate (che qui è già scoppiata) o no.
Di mezzo c’è anche questo breve viaggio a Milano che
inizierà giovedì prossimo e si concluderà lunedì mattina.
Non ho premura,conto di passare un’estate
cittadino/casalinga,tipo: mare-back to home-pranzo-pennica?(mezz’ora)-studio-corsa?(mezz’ora)-birretta-cenetta-gelatino-filmino(arena)-
Stamattina F., la mia splendida vicina di casa, mi ha bussato e si è presentata cantando e ballando sull'uscio della porta,sventolando contentissima la sua t-shirt.
Lei ,che fa l'insegnante di mestiere,nel tempo libero crea dei personaggi o degli oggetti con il das , con tappi di bottiglia e quant'altro, molto belli,ed ha una passione per i balli.
Alcune serate le dedica alla danza e cerca vanamente di coinvolgermi.
Quando ha visto Barnie El Tanguero mi ha chiesto una stampa per farsi fare questa t-shirt da un negozio vicino casa.